musica e marketing

MUSICA E MARKETING

MUSICA E MARKETING, COPPIA DELL’ANNO

 

La musica fa parte di noi da tempo immemore. Ci ha accompagnato e ci accompagnerà in ogni momento della nostra vita, che sia felice o triste. Un amore senza limiti e senza tradimenti. 

Ma cosa c’entra la musica con il marketing? O meglio, perché ai marketers dovrebbero interessare l’industria e i contenuti musicali?

Partiamo dalla questione “COVID-19”. L’industria musicale è cambiata radicalmente dopo il 2020, a causa dell’impossibilità da parte degli artisti e degli ascoltatori di tenere o partecipare a concerti, live ed eventi di tipo musicale. 

Anche il modo in cui ascoltiamo la musica è cambiato. Ci siamo dovuti adattare alle nuove circostanze dettate dalle regole della pandemia e di conseguenza i livelli di ascolto della musica in streaming sono aumentati considerevolmente. 

Non possiamo andare ai concerti? Ci guardiamo sulla nostra smart TV un bel video di un live concert grazie a YouTube. Non possiamo uscire per comprare il CD del nostro artista preferito? Ci abboniamo a Spotify e lo ascoltiamo comodamente dal nostro divano. 

Il 2020 ha sancito, così, il successo delle piattaforme musicali, alle quali ci eravamo già abituati da un po’. Tra le varie, YouTube e Spotify sono le piattaforme più utilizzate al mondo e sapete questo cosa vuol dire, cari marketers? Che sono straripanti di dati sugli utenti che le utilizzano, esattamente come Instagram o Netflix (di cui abbiamo descritto l’algoritmo qualche articolo fa).  

 

musica e marketing

PIATTAFORME MUSICALI: YOUTUBE E SPOTIFY

 

Le piattaforme musicali rappresentano quindi una grande occasione per gli inserzionisti, i quali hanno la possibilità di connettere i brand con un audience molto profilata, interessata ad un determinato genere musicale magari vicino ai valori aziendali. Ovviamente, per un’operazione del genere, c’è bisogno di un’analisi approfondita del target di riferimento e di una consapevolezza assoluta dei valori di un brand. 

In alternativa, se l’obiettivo del brand è ottenere una copertura elevata, è possibile raggiungere un audience davvero consistente grazie alle classifiche musicali che le piattaforme mettono a disposizione degli utenti. Ad esempio, con YouTube è possibile mostrare un annuncio attraverso la riproduzione di video di tendenza, che hanno milioni di views, raggiungendo così un audience enorme, profilata anche in base al mercato di riferimento (internazionale, europeo, asiatico etc). 

 

Se su YouTube gli utenti consumano i contenuti con molta attenzione, perché hanno voglia e tempo di guardare i loro video musicali preferiti, diverso è il caso di Spotify. 

Spotify è un riproduttore di musica in streaming, che conta più di 130 milioni di utenti registrati alla versione gratuita, la quale versione prevede la pubblicità. 

Grazie alla registrazione gratuita, Spotify raccoglie ovviamente una quantità industriale di dati sugli utenti; dati che vengono messi a disposizione degli inserzionisti, i quali possono raggiungere la loro audience profilata in base alla localizzazione, ai gusti musicali, etc. Certo il livello di attenzione non sarà elevato come con YouTube, ma c’è da dire che spesso gli utenti di Spotify sono alla ricerca di artisti nuovi e dunque potenzialmente aperti ad “ascoltare” delle novità. E magari, il tuo prodotto potrebbe fare colpo!

 

 

youtube e spotify musica e marketing

 

Ora, cari marketers, capite perché la musica è importante?

Un brand che si riconosce in un genere musicale ha ottime probabilità di costruire un rapporto di fiducia con i propri clienti, che si sentiranno vicini a quel mood e saranno spinti ad acquistare con più facilità il prodotto/servizio offerto. 

La musica dice molto su chi siamo, più di qualsiasi altro interesse

Viva la musica, sempre!

METRICHE INSTAGRAM 2021

METRICHE INSTAGRAM DA MONITORARE NEL 2021

 

Metriche, metriche, metriche… una parola che può mettere ansia, ma che è fondamentale se vogliamo esser certi che il lavoro che stiamo svolgendo online sta portando i risultati sperati o se siamo completamente fuori strada. 

Le metriche Instagram sono una vera e propria ossessione per un Social Media Manager, che deve osservare attentamente i dati e interpretarli nel modo giusto. Spesso ci si affida ad un analista esperto per esser certi di leggere le informazioni nel modo corretto. Un Data Analyst, si intende (anche se, a dirla tutta, un giro dall’analista non farebbe male!).

Se invece sei un Social Media Manager coraggioso e vuoi immergerti nella  decodifica dei dati, ecco a te alcune metriche con le quali dovrai misurarti nel 2021!

metriche instagram occhio alle metriche

COPERTURA

La copertura di un post corrisponde al numero di account unici raggiunti con un determinato contenuto. Tra le metriche, è senza dubbio quella che devi tener maggiormente d’occhio se stai portando avanti una strategia di Brand Awareness e dunque hai bisogno che il tuo post raggiunga il maggior numero di account unici possibile. 

N.B. Copertura e Impression sono due dati distinti. La copertura riguarda gli account, mentre le Impression sono le visualizzazioni di un post. Questo vuol dire che se un solo account vede il post 10 volte, allora saranno contate 10 Impression, ma la copertura segnerà 1. Per cui, attenzione: c’è una bella differenza!

 

SALVATAGGI

Il numero di volte in cui gli utenti salvano nel loro archivio di “Elementi salvati” il tuo contenuto. L’icona del segnalibro in basso a destra dei dati statistici del post è un chiaro indice di gradimento ed è da tenere sempre in considerazione. 

 

Grazie al numero di salvataggi, puoi capire se i tuoi contenuti sono coinvolgenti, utili e quindi di qualità per gli utenti che ti seguono. Una metrica molto importante per la tua strategia di Content Marketing, ad esempio, ma anche se hai un e-commerce: dagli elementi maggiormente salvati, puoi capire quali sono i prodotti che interessano di più al tuo pubblico. 

 

VENDITE

Le vendite corrispondono agli acquisti effettuati dagli utenti sul tuo e-commerce grazie ai tuoi post Instagram. Si può facilmente monitorare questa metrica grazie a Google Analytics, in grado di tracciare le conversioni (dunque le vendite) raggiunte con Instagram. 

Con i dati di Analytics, o di qualsiasi strumento di Web Analysis, è possibile dunque capire quali sono i contenuti che spingono gli utenti a convertire, dunque ad effettuare l’acquisto. In base a questo, puoi costruire la tua strategia di Conversion Marketing con dei contenuti che convertono all’infinito!

 

TASSO ENGAGEMENT

L’engagement è il coinvolgimento manifestato dagli utenti nei confronti dei tuoi contenuti, che numericamente corrisponde al rapporto tra le interazioni (like e commenti) e il numero di followers. Se il tasso di engagement, in percentuale, è elevato, allora vuol dire che i tuoi contenuti funzionano, i tuoi utenti ti seguono in modo attivo e la tua pagina ha tutte le basi per poter crescere. 

Ricordiamoci, infatti, che senza una community attiva, non siamo nulla!

metriche instagram

 

Queste sono solo alcune delle metriche da monitorare per il 2021 e specifichiamo che tutte riguardano Instagram. Il mondo dei dati è infinito e l’importanza di alcuni piuttosto che di altri può variare in base agli obiettivi di un brand. 

Quindi nulla, non ci resta che dire… in bocca al lupo e occhio alle metriche!

I COLORI PANTONE 2021

Ultimate Gray e Illuminating, i due colori Pantone 2021 ci hanno piacevolmente stupito e, perchè no, conquistato. 

Saranno i protagonisti indiscussi in ogni settore creativo, dall’arte, al design, dalla moda, alla grafica e avranno una grande responsabilità sulle loro spalle: dovranno accompagnarci per tutta la durata del 2021 come simboli di rinascita e di risalita, dopo la brutte cadute prese nel disastroso 2020. 

 

colori pantone 2021

LA SCELTA DEI COLORI DI PANTONE

Pantone si occupa della catalogazione dei colori dalla fine degli anni ‘60, ma è solo dal 2000 che ha dato il via alla ormai tradizionale scelta del colore dell’anno. Solitamente, Pantone sceglie una sola tonalità, ma gli è capitato altre volte (2016 – Rose Quartz e Serenity) di aver eletto come protagonisti della colorazione in ogni campo creativo due colori, che da soli son belli ma in coppia sono decisamente insuperabili!

Cosa c’è dietro la scelta di Ultimate Gray e Illuminating per il 2021? 

Parole come pandemia, ansia, tristezza, incertezza e instabilità vi dicono qualcosa? Nel 2020 abbiamo fatto un’approfondita conoscenza di questi termini, purtroppo per noi. Il COVID-19 ha inciso molto sui nostri stati d’animo e proprio a causa del virus ci siamo ritrovati a Capodanno 2021 pieni di buoni propositi, voglia di stabilità e di allegria.

Pantone lo sa e ha basato la propria scelta per i colori del 2021 proprio su questi sentimenti, ovvero, il desiderio di solidità e di una buona dose di ottimismo. In sostanza, Ultimate Gray e Illuminating sono i colori della resilienza

 

colori pantone 2021

ULTIMATE GRAY

Un grigio solido, intenso, Ultimate Gray ci ricorda immediatamente il cemento, le fondamenta di una costruzione. Rappresenta, infatti, la nostra voglia di stabilità, concretezza e resistenza, perse nel corso del 2020. Ultimate Gray è il colore della potenza, della forza e della professionalità. Ci accompagnerà nella realizzazione di tutti quei sogni che, per forza di cose, abbiam dovuto lasciare nel cassetto nel 2020. 

 

ILLUMINATING

Un giallo allegro, solare ed energico, Illuminating è luce pura. Simboleggia l’ottimismo, la voglia di vivere, il divertimento e la gioia. Ve le ricordate ancora queste parole?! Il 2020, forse, le ha private del loro significato… ma il 2021 è qui per restituirglielo! Illuminating è il colore dell’allegria e della positività (nel suo significato migliore, per carità!) che tanto ci sono mancate e che non vediamo l’ora di ritrovare.

BARNUM – THE GREATEST SHOWMAN

BARNUM E IL SUO MONDO STRAORDINARIO

Barnum: un nome, una legenda.

Decisi di guardare “The Greatest Showman” perché fui colpito dalla canzone colonna sonora “Never Enough”. Una volta iniziato il film, ho scoperto, in primis, che è in linea con il nostro manifesto e con la nostra vision riguardo la comunicazione. Poi, un mondo che mi ha incantato: quello, appunto, di P.T. Barnum. Wow!

Parlare in poche righe di Barnum è quasi impossibile: verrebbero tralasciati molti dettagli, quelli che fanno la differenza. Ma proverò a rendervi l’idea…

Barnum era uno che non si accontentava di ciò che aveva. Voleva di più e voleva che le persone restassero a bocca aperta di fronte alle sue “gesta”. Ogni obiettivo che Barnum si prefiggeva, riusciva a portarlo a termine con successo.

Impresario dello spettacolo, umanista, capostipite della cultura pop, giornalista, sindaco e perfino scrittore! Il suo libro autobiografico, “The life of P.T. Barnum” del 1855, divenne un best-seller in America. Fu il libro più venduto dopo la Bibbia e scusate se è poco!

Barnum è stato un po’ il precursore del mondo moderno, dell’intrattenimento come lo conosciamo oggi, del marketing e della comunicazione, quella efficace.

 

IL FILM “THE GREATEST SHOWMAN”

Il film “The Greatest Showman” mette in scena la realtà di Barnum e ci illustra come l’ambizioso ragazzo sia riuscito a costruire il suo modello di business, quello dello spettacolo. Proiettiamoci con la mente a New York, anno 1841…

Barnum era un giovane impiegato che desiderava offrire più di quanto potesse alla moglie e alle sue due figlie. Spinto da questo desiderio e dalla volontà di creare qualcosa di straordinario, Barnum acquistò grazie ad un prestito bancario l’American Museum, che già allora era pieno di oggetti e animali provenienti da tutto il mondo.

Sotto suggerimento delle figlie, pensò di inserire anche i “freaks” all’interno del museo: i diversi, esseri umani deformi o con abilità straordinarie, pensando di farli esibire per degli spettacoli decisamente sorprendenti! Mettendoli al centro della scena, Barnum voleva anche abbattere quel muro sociale/razzista che divideva i freaks dal resto della società, facendoli così diventare agli occhi di tutti persone “normali”.

Nel 1871 Barnum diede il via ai suoi spettacoli “freaky”, mettendo in scena “The Greatest Show on Earth”. Si faceva chiamare “The Prince of Humbugs”, il principe dei farabutti. Credo che il nome non sia stato scelto a caso, dato che la stampa perbenista dell’epoca lo attaccava per via dei suoi show controversi. Ma per Barnum, le critiche della stampa non erano mai state un problema. Più si parlava dei suoi show, anche se male, più la gente era incuriosita. Barnum diventa, così, il primo showman circense a mettere in scena lo strano. Il pubblico adorava i suoi spettacoli, sempre allucinanti e mai banali.

BARNUM E LA COMUNICAZIONE EFFICACE

Come raggiunse un pubblico così vasto? Attraverso le sue trovate pubblicitarie. Essendo un abile copywriter, fece della sua scrittura un valido strumento di persuasione, facendo pubblicità ai suoi show con locandine e volantini a dir poco sorprendenti.

Vediamo alcuni esempi di come Barnum è riuscito a fare branding come nessuno prima di lui, ovvero “Iranistan” e la storia dell’Uomo dei Mattoni!

 

Iranistan era la casa di campagna di Barnum. Chi arrivava a New York in treno da ovest ci passava davanti. Di fronte a quella festa di minareti, cupole, richiami orientali e un elefante a trainare l’aratro per i campi, le persone rimanevano sbalordite. Lo scopo di Barnum era proprio incuriosire i viaggiatori a tal punto che, una volta giunti in città, si precipitassero a visitare il museo, rinominato “Barnum’s Circus”.

L’altra geniale trovata pubblicitaria di Barnum, che si rivelò super efficace per le vendite dei biglietti per i suoi spettacoli, fu quella dell’uomo e dei mattoni.

Barnum assunse un uomo modesto, che era in cerca di lavoro per guadagnarsi il pane, dandogli un compito ben preciso: sistemare dei mattoni lungo le vie che circondavano il suo museo e fare avanti e indietro scambiando di volta in volta i mattoni da un punto a un altro. Il tutto facendo finta di esser sordo e non dando retta ad alcun tipo di domanda o richiesta di informazione. Dopo la prima ora di lavoro, attorno al museo di Barnum si erano radunate circa 500 persone, curiose di capire perché l’uomo si comportava in quel modo. Alcune tra le persone che si erano fermate davanti al museo Barnum per seguire l’uomo dei mattoni, compravano il biglietto d’ingresso per vedere cosa nascondesse l’edificio e cosa facesse l’uomo lì dentro.

Insomma, un Funnel Marketing d’altri tempi, o no?!

 

Ci sarebbe ancora tanto da dire su Barnum e su come sia stato uno straordinario uomo d’affari: le sue genialate, il modo in cui riusciva a persuadere le persone ad acquistare i biglietti per i propri spettacoli sono fonte d’ispirazione ancora oggi per molti Marketers ed esperti di comunicazione.

Una personalità interessante, da studiare e conoscere oltre la finzione cinematografica.

Grazie, Barnum!

 

GLI ALGORITMI DI INSTAGRAM E NETFLIX

ALGORITMI DI INSTAGRAM E NETFLIX: COME FUNZIONANO?

Gli algoritmi sono formule che definiscono il funzionamento delle piattaforme digitali. In base agli algoritmi, una piattaforma sceglie di mostrarti un contenuto piuttosto che un altro, con un obiettivo che è comune a tutti i social network: catturare il più a lungo possibile la tua attenzione, per un milione di motivi che non ti spiegheremo in questa sede. Quindi, dai per buono quello che ti diciamo!

Catturare l’attenzione degli utenti è un compito davvero molto difficile, oltre ad essere fondamentale per il funzionamento di un social network. Facebook, Instagram, Youtube, Tiktok, Netflix e tanti altri social network, dunque, combattono un’eterna battaglia per l’attenzione degli utenti, a suon di algoritmi. Ogni algoritmo è diverso dall’altro, ma tutti hanno come comune denominatore la raccolta di dati, per migliorarsi e perfezionarsi giorno dopo giorno, offrendoti un’esperienza “social” sempre più in linea con le tue inclinazioni. Vediamo da vicino gli algoritmi di Instagram e di Netflix, di gran lunga due dei social network più utilizzati attualmente.

ALGORITMO DI INSTAGRAM

Instagram è da molti anni uno tra i social network più utilizzati al mondo, se non addirittura il più usato. Qual è la causa del suo successo? Il suo algoritmo!

L’algoritmo di Instagram si basa su 5 elementi:

  • Le relazioni di un utente: gli account con cui maggiormente interagisce
  • Gli interessi di un utente: i contenuti con cui maggiormente interagisce (espressamente o, per così dire, nascondendosi)
  • L’attualità di un contenuto: più un contenuto è recente, più è alta la possibilità che l’algoritmo scelga di mostrarlo
  • La frequenza del login: più spesso accedi, più contenuti potrai vedere
  • Numero di account seguiti: se segui molti account, visualizzerai i contenuti di pochi utenti seguiti

Proviamo a spiegarci meglio: l’algoritmo di Instagram da priorità agli interessi di un utente. Questi interessi includono non solo le tipologie di contenuto con cui l’utente interagisce maggiormente, ma anche gli account con cui ha in qualche modo una relazione, secondo Instagram. Esempio: c’è il tizio o la tizia che ti piace, che però a stento è al corrente della tua esistenza? Tranquillo/a, Instagram sa che lo/la ami! L’algoritmo è in grado di capire che hai interesse per quell’utente; di conseguenza, tenderà a mostrarti con frequenza le sue stories, i suoi post etc. Allo stesso modo, l’algoritmo di Instagram conosce i tuoi gusti in fatto di contenuti, dunque ti mostrerà dei post, dei video, delle stories che ti terranno incollato allo schermo, come ipnotizzato.

Gli altri fattori indicati, ovvero attualità, frequenza e numero di account seguiti, sono complementari ai primi due. Generalmente, Instagram preferisce i contenuti più recenti e la visualizzazione di alcuni post rispetto ad altri è influenzata da quante volte effettui il login e da quanti account segui.

Instagram, dunque, ti osserva costantemente. Raccoglie dati grazie ai quali è in grado di offrirti solo ciò che può stimolare la tua mente e catturare la tua preziosa attenzione.

 

 

ALGORITMO DI NETFLIX

Se credevi che Netflix non fosse davvero un social network, quello che leggerai potrebbe essere uno shock! Pronto?

Il primo algoritmo di Netflix, Cinematch, si basava su tre elementi:

  • I film e le serie, o meglio, le categorie e i generi di appartenenza dei suoi prodotti
  • I gusti dell’utente
  • I gusti degli utenti simile all’utente “x”

Da questi tre elementi, Netflix era in grado di consigliarti film e serie maggiormente in linea con i tuoi interessi. E fin qui, ci siamo.

Oggi, i cervelloni di Netflix hanno messo a punto un nuovo tipo di algoritmo, di gran lunga più preciso rispetto al precedente. L’attuale algoritmo è in grado di mostrarti solo ciò che ti aspetti di trovare, solo ciò che rientra nella tua area di comfort e che rispetta quello che è il tuo sistema di credenze (in breve, l’insieme di valori che costituiscono il modo in cui intendi la realtà).

L’algoritmo si basa su due livelli:

  • Nel primo livello, Netflix ti consiglia cosa guardare, partendo da ciò che hai già visto e dalle ricerche effettuate da altri utenti che hanno le tue stesse preferenze.
  • Nel secondo livello, l’algoritmo effettua un’analisi delle abitudini e dei comportamenti degli utenti, per capire “in che modo” vengono visti i film o le serie: su quali scene si interrompe la visione e su quali, al contrario, si ritorna; quali serie si fanno vedere tutte d’un fiato e quali invece vengono abbandonate dopo qualche puntata.

Inquietante, vero? Netflix colleziona dati assurdi sulle nostre abitudini di consumo e grazie all’acquisizione di questi dati è in grado di costruire un prodotto (si, l’algoritmo influisce anche sulla produzione dei film e delle serie Netflix) che sembra quasi ordinato e realizzato dalla tua mente.

LA POTENZA DEI DATI

Quanto finora analizzato circa gli algoritmi di Instagram e Netflix ci fa realizzare quanto siano importanti e potenti i dati che quotidianamente le piattaforme digitali acquisiscono, in modo totalmente gratuito e senza che noi ce ne accorgiamo. I dati sono la linfa vitale dei social network; la loro arma, non più segreta, con la quale combattono la battaglia più importante del ventunesimo secolo, ovvero la battaglia per la nostra attenzione. In “The social dilemma” di Netflix si dice: “Se non paghi il prodotto, allora il prodotto sei tu”. È cosi?

Week Recap: Da Instagram a Messenger, le 3 novità della settimana

I Messaggi Temporanei

La Week recap di questa settimana presenta: i Messaggi Temporanei!  

Una bella novità di Instagram e di Facebook, perfetta per gli amanti perché è più semplice aprire una chat con messaggi temporanei, piuttosto che avere una doppia scheda o addirittura un doppio telefono! 

Usare i messaggi temporanei è facilissimo: basta aprire l’app, andare nella chat dell’amante di turno e scorrere dal basso verso l’alto. Apparirà una schermata nera, che è proprio quella dei messaggi temporanei

Potete stare tranquilli, non ne rimarrà mai traccia: i messaggi temporanei spariscono una volta chiusa la chat!

Quindi, care coppie, se già era difficile non litigare a causa di un semplice like, adesso sarà ancora più difficile non cadere in tentazione… sarà una bella prova del 9!

messaggi temporanei instagram e messenger. cellulare sfondo giallo chat

Le Guide di Instagram

Andiamo avanti con la Week recap e rimaniamo sempre in casa Zuckerberg, che da il benvenuto alle Guide di Instagram! Tranquilli, non sono guide evase dai musei per spiegarvi come usare al meglio la piattaforma! Le Guide di Instagram sono raccolte di post, prodotti e luoghi preferiti. 

Vediamo insieme come creare le Guide! Accedete al vostro profilo di Instagram e cliccate sul + in alto a destra. A questo punto, scegliete “Guida” e create la raccolta di ciò che vi interessa. La Guide di Instagram possono essere paragonate a un piccolo blog: al suo interno, infatti, possiamo inserire immagine di copertina e titolo, oltre la lista di post, prodotti e luoghi preferiti, ognuno avente un titolo e una descrizione.

Complimenti Mark, queste Guide di Instagram sono l’ennesima mossa astuta per farci rimanere più tempo su IG!

Watch Together

Per concludere la Week recap, parliamo di Watch Together, un’estensione delle videochiamate di Messenger e Instagram che ricorda terribilmente Netflix Party. Grazie a Watch Together puoi sintonizzarti con i tuoi amici per guardare video di tendenza, durante una videochiamata.

Usarlo è facile: basta aprire una chat Messenger o Instagram oppure creare una Messenger Room. Dopo aver avviato la videochiamata, clicca su “Contenuti multimediali” in basso a destra ed il gioco è fatto!

Per il momento, in Italia il Watch Together prevede unicamente video presenti su FB Watch o su IG TV.

Al contrario, negli USA e in altri paesi è possibile guardare Serie TV e Film.

Per l’occasione, il team di Zuckerberg negli USA ha lanciato ben due serie: una con Post Malone “World Beer Pong League” e l’altra con Avani Gregg “Her For It”.

Che dire Mark, dopo TikTok dobbiamo aspettarci una lotta anche con Netflix?!

Whatch Toghether, immagine di 3 cellulari con sfondo verde che raffigurano l'app con persone

WeRoad – Case Study

WeRoad – CaseStudy

Domanda: chi conosce WeRoad?
Risposta: chi, oggi, non conosce WeRoad?!
Per chi ancora non ne ha sentito parlare, WeRoad è un’attività (di 3 anni e poco più) che organizza viaggi di gruppo on the road, in giro per il mondo.
Nata nel 2017, oggi ha una vera e propria community di “weroaders”, viaggiatori appassionati e travel photographers, che hanno una voglia matta di vivere un’esperienza di viaggio indimenticabile.
Come ha fatto WeRoad ad avere tanto consenso e successo?
Perché altre realtà simili, che organizzano viaggi, non hanno lo stesso seguito?
WeRoad ti vende il sogno.  In WeRoad, hanno basato la loro strategia di branding sul Content Marketing: i loro contenuti sono di qualità, ovvero, offrono valore aggiunto agli utenti e li fanno sognare.
L’evasione dalla routine, la possibilità di esplorare luoghi meravigliosi, di conoscere persone nuove, di partire da solo, dunque di vivere un’esperienza che, senza dubbio, chiunque ha pensato di vivere almeno una volta nella vita: tutto questo è WeRoad.
Il target di riferimento di WeRoad sono i millennials. WeRoad “spacca” perché da ai suoi utenti ciò che cercano e perché “parla” a modo loro. Anche noi di Post to Be siamo millennials, dunque sappiamo perfettamente che siamo una generazione di eterni insoddisfatti, nostalgici (anni 90 lovers) e grandi sognatori.  Quindi, perché venderci una vacanza, quando puoi regalarci il sogno di un’esperienza di vita, una via di fuga dalla routine quotidiana?!
La triade di hashtags scelta dal Brand è la sintesi dei suoi valori:
Sogniamo. Condividiamo. Viviamo.
Non andremo oltre, o ci servirebbe molto più di un articolo per raccontare la meravigliosa realtà di WeRoad. Ti lasciamo il link al loro sito, potresti avere un improvviso bisogno di un bel viaggio dopo questa lettura: https://www.weroad.it/

 

Levi’s music project – Case study

LEVI’S MUSIC PROJECT

Oggi vogliamo parlarvi del Levi’s® Music Project, nato a New York nel 2016 e finalmente arrivato anche in Italia. Il progetto nasce per dare supporto a giovani talenti musicali, spesso appartenenti alle periferie metropolitane.
A New York, Levi’s aveva scelto come testimonial la cantautrice americana Alicia Keys, mentre qui in Italia il Brand ha scelto Mahmood, per il suo vissuto e la sua grande tenacia.
Levi’s® e Mahmood hanno dato la possibilità a 14 giovani studenti di partecipare a un programma trimestrale di educazione musicale, programma che si è concluso con la realizzazione del brano “Back to us”. Un brano che vi consigliamo fortemente di ascoltare, in cui sono presenti molte contaminazioni musicali e dal testo ricco di significato.
Back to us è coinvolgente, ti da la giusta carica e ti sprona a seguire i tuoi sogni, a emergere e prenderti la tua bella fetta di torta… di mercato, sorry!
Noi di Post To Be abbiamo amato questo progetto perché parla anche un po’ di noi: ragazzi giovani, pieni di sogni da realizzare e carichi di speranze per il nostro futuro. Quindi niente, Levi’s, c’è solo da dirti grazie per questa iniziativa e per aver dato voce al futuro… chapeaux!
Link “BACK TO US” Music Short Film: https://www.youtube.com/watch?v=myNA-TUHqmc

 

Burger King: love conquers all!

burger king bacia Mc Donald's love conquers all

Burger King: love conquers all!

Burger King, in occasione del gay-pride ad Helsinki, lancia la sua nuova campagna “Love conquers all“.
Il Re dei Burgers bacia il famigerato clown “rivale”, ovvero McDonald.

Kaisa Kasila, Brand Manager di Burger King Finland, ha dichiarato: «L’idea alla base dell’immagine è nata dal nostro desiderio di celebrare l’amore in tutte le forme. Abbiamo pensato, quale modo migliore per trasmettere i nostri valori, se non interpretando un bacio onnicomprensivo tra Burger King e McDonald. Volevamo dimostrare che alla fine l’amore vince sempre».
Ed è proprio così, l’amore vince sempre su tutto. Anche sulle rivalità. Anche sull’odio.

A nostro avviso, la campagna di Burger King è un ottimo esempio di Content Marketing, oltre ad essere un bellissimo messaggio d’amore… per tutti i tipi di hamburger!

Lasciaci un commento per dirci cosa ne pensi e, se ti è piaciuto l’articolo, condividilo sui tuoi social media!

SpaceX – CaseStudy

SPACE X – UN BRANDING A DIR POCO SPAZIALE!

Elon Musk punta in alto alle stelle e, dopo il successo di Tesla, mira a conquistare lo spazio. Con la sua azienda “SpaceX”, il visionario ha intenzione di portare i primi turisti in orbita già a partire dal prossimo anno.

Sogno o realtà?
Musk ci crede davvero e, soprattutto, è stato in grado di farlo credere anche ai futuri turisti spaziali.

Come? Attraverso una buona strategia di Branding!
SpaceX ha fatto rumore: le missioni principali sono degli eventi mediatici. Milioni di persone, esperte e non, aspettano impazienti di assistere al prossimo spettacolo!

Attraverso la condivisione dei loro progetti, dei test che precedono le missioni e incluso dei loro piccoli fallimenti, SpaceX ha riacceso nelle persone l’interesse per la “corsa allo spazio”, così come solo i romanzi e i film di fantascienza hanno saputo fare. In pratica, SpaceX ti sta vendendo un bel sogno futuristico.

Nel giro di qualche decennio, che ce ne faremo di Miami o Dubai?
Vorremmo tutti fluttuare nello spazio e fare un bel tuffo tra le stelle!